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21 Marzo 2011 - Giornata mondiale della Poesia dell' UNESCO
"Attilio Bertolucci - Cento anni dalla nascita (1911 - 2000) -
Ad Alessandria un momento delle
celebrazioni nazionali

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Attilio Bertolucci (Parma, 18 novembre 1911 Roma, 14 giugno 2000) è stato un grande poeta italiano. Nato in una famiglia della media borghesia agraria, Bertolucci trascorre l'infanzia nel podere di famiglia nella grande campagna parmigiana. Conclusi gli studi secondari a Parma, si trasferisce a Bologna per frequentare l'Università di Bologna, inizialmente la Facoltà di Giurisprudenza, per poi passare a Lettere a frequentare le lezioni di Roberto Longhi, dove si troverà come compagno di corso di Giorgio Bassani. Pubblica molto giovane le sue prime raccolte di poesie, ovvero "Sirio" (1929) e "Fuochi in novembre" (1934), Nel 1951 si trasferisce a Roma su invito del suo maestro Roberto Longhi, che lo ospiterà a lungo, in un rapporto profondo di amicizia e stima, e lo inviterà a collaborare con Paragone. In seguito scriverà anche nei quotidiani La Gazzetta di Parma e Il Giorno. Insegnante di storia dell'arte, documentarista, collaboratore televisivo (nel 1967 collaborò con Anton Giulio Majano nella sceneggiatura dello sceneggiato televisivo La fiera della vanità), ha anche diretto l'importante collana di poesia "La Fenice" dell'editore Guanda. Ha tradotto dal francese e dall'inglese opere di Honoré de Balzac, Charles Baudelaire ed Ernest Hemingway. Nel 1955 fu chiamato dal primo presidente dell'Eni, Enrico Mattei a dirigere la rivista aziendale "Il gatto selvatico" (1955-1964) alla quale chiamò a collaborare, accanto a grandi firme del giornalismo, anche poeti e scrittori. Nel 1957 fonda, con la sponsorizzazione di Pietro Barilla, la rivista letteraria "La Palatina", diretta da Roberto Tassi. Il suo "Viaggio d'inverno" del 1971 raccoglie i testi poetici databili 1955-1970, mentre "La camera da letto" (1984 la prima parte, 1988 la seconda) è un interessante poema di carattere narrativo. I più recenti volumi pubblicati sono "Le poesie" (1990), "Al fuoco calmo dei giorni" (1991), "Aritmie" (sempre del 1991), "Verso le sorgenti del Cinghio" (1993), "Imitazioni" (1994), "I versi nel tempo" (sempre del 1994) e "La lucertola di Casarola" (1997), ultima opera che il poeta ci ha lasciato prima di morire. Attilio Bertolucci, che nel 1975 (dopo la morte di Pier Paolo Pasolini) venne chiamato a dirigere la prestigiosa rivista "Nuovi argomenti", è padre dei registi cinematografici Giuseppe e Bernardo. Nel 1997 sono uscite, edite da Mondadori nella collana "I Meridiani" le "Opere" complete a cura di Paolo Lagazzi. È sepolto a Parma, nella Cappella di famiglia al Cimitero della Villetta.
(dal sito TWIMC)
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Gabriella Palli Baroni
due inediti nel ricordo di Attilio Bertolucci
Attilio Bertolucci a Via Carini
Ascoltava con viso assorto
gli occhi incavati socchiusi
rinchiusi nella Camera da letto-
romanzo in versi
che la mia voce ricreava.
Erano il poeta e la poesia
a stringersi in un abbraccio indissolubile,
intensa luce che filtrava
l’arazzo del tempo e
della vita,
filo segreto dipanante
un destino
dal giorno lontano
della revêrie fanciullesca.
Se poi era la sua voce a
ripetere i versi
-voce di calabrone diceva compiaciuto
con Roberto Longhi-
la magia si rinnovava
di anni e stagioni e ore e luoghi e volti
mai perduti, già
ritrovati
tra finzione e verità
della memoria.
Per Attilio B.
Un colore
d’acqua azzurrina
sul glicine,
sui grappoli
ancora teneri
del terrazzo romano
che improvviso appare
sul Gianicolo
verso Via Carini.
Ferma lo sguardo,
rallenta il respiro.
Ricorda le rose fiammate
e spente
con secchi d’acqua azzurrina,
la luce soffusa,
il dono segreto.
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| 21/03/2010 |
21 Marzo 2010 - Giornata mondiale della Poesia
"In ricordo di Alberto Cappi (1940 - 2009) ecco i suoi ultimi contributi offerti
inediti alla Biennale di Poesia"

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Esterno 1
Perché questa è la parte della città che parte
con vele di titanio e pinnacoli di luna.
Il mare è di monti addormentati, le conchiglie
scrivono pazienti le mappe del tempo e cuciono
filo a filo la verde erba del piano.
Perché questo è il villaggio dalle lucenti squame
e vi splende l’occhio del cielo. Una parola
di pietra fonda la roccia e si innalza
il cristallo del volo.
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Esterno 2
Poi che questa è l’acqua del Dio che piange
e la tessono gocce di fiamma e liquide notti.
I battelli si fermano alle schiume d’argento
e il vento li culla come cesti intrecciati.
Le vele sono ciglia e àncore le chiglie
che leggono i grani del fondo, ombre
e vaganti uccelli nel volo del tempo.
La città è una collana di calce allacciata
dalle piogge di reti che serrano il sogno.
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Giornata Mondiale della Poesia 2009
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Marengo, piccolo borgo a pochi chilometri da Alessandria.
14 Giugno 1800: la prevalenza militare dei Francesi di Bonaparte sugli Austriaci segna in modo determinante la storia europea e rende “Marengo” nome universale.
La Biennale di Poesia organizza eventi presso il museo della battaglia e i poeti contribuiscono con inediti al “Fondo Poetico Marengo”.
L’obiettivo: dare parola alla parola dove ci fu fragore di armi, fare di un museo di guerra un luogo di pensiero e di pace.
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DONATELLA BISUTTI
NOTTE A MARENGO
Se vai nella piana di notte a Marengo
i fantasmi si levano e
si interrogano l’un l’altro.
Qui Napoleone e Desaix, ma anche
contro i Comuni liberi e la Lega Lombarda
il grande Barbarossa che voleva
espugnare Alessandria e fu sconfitto.
I due imperatori si incontrano
nel buio della notte, teschi vestiti di corona,
mentre i loro fedeli dispiegano i vessilli.
Che cosa si diranno, l’uno
un impero che già intravvede la sua fine
mentre l’altro s’affaccia al compiersi del giorno.
Che cosa si diranno? Occorrevano
davvero tutti quei morti a spingere
la ruota della Storia?
Non c’era un altro modo?
Forse scuoteranno
le teste i due siri, cavalcando uno accanto all’altro
nella nebbia oscura del ricordo incerto
che si fa leggenda.
E i musi dei cavalli con il liquido occhio a fianco a fianco
anch’essi sommessamente, scheletri di cavalli
a conversare intenti
che si diranno mai nei prati di Marengo
divenuti pascoli d’Averno?
Quale fu il loro pensiero ultimo
sul campo di battaglia, uno
perdente ma scampato,
l’altro vittorioso
due potenti, due grandi?
E tanti uomini oscuri, per sempre oscuri
anche nella morte, gli giacevano ai piedi, a consumarsi
in spighe?
Ma anche loro, i siri, gli eroi, ignari certo
di quel che nel futuro li attendeva,
di come noi li avremmo ricordati,
della ragione che li aveva agiti,
del senso di quel prezzo,
imperfetti strumenti della loro
gloria a spese della vita,
per affermare nonostante tutto
lo Spirito del Mondo
intento a farsi.
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ANTONIETTA DELL’ARTE
COME A MARENGO
Ce ne fossero punti di pace
come a Marengo
nella tempesta nel tempo nel mondo
punti luci
come albe liberate dal buio
su quelle pianure di riso di stelle
potessero come quei fiumi di sangue
perdersi nel mare sereno
Quindici giugno mille ottocento
armistizio dalla tempesta
due mani nemici si stringono
potessero gli uomini sorridersi
prima del sangue.
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